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foto con commenti poetici e quasi poesie
Nevicata
post pubblicato in POESIE, il 10 marzo 2010

Il rumore attutito del motore che arranca

la pala che il selciato raschia

le voci smorzate delle persone

in questo giorno di marzo è caduta la neve

inaspettata è caduta soffice e abbondante

ridando al paesaggio un aspetto invernale.


Leggera, a larghe volute, scende svolazzando come foglie d’autunno

ridando alla terra il candore primordiale da tempo perduto

riparando primule e viole dal freddo eccessivo.


E i bambini, felici, correranno incontro ai fiocchi leggeri

ridendo e scherzando che la scuola oggi può anche aspettare

facendo palle e pupazzi, scivolando sul soffice manto

dimenticheranno per un giorno gli affanni del mondo

 che ancora per loro è fonte di mistero.


Brontoleranno i genitori per i disagi creati

ma in fondo, anche loro saranno felici

d’essere, per un giorno, ridiventati bambini.


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Nevicata marziana
post pubblicato in Racconti, il 10 marzo 2010

Mi sveglio al rumore attutito del motore della macchina che, a fatica, arranca per la salita, del rumore della pala che raschia sul selciato; rimango immobile, l’impressione che qualcosa è successo è forte, ma non riesco a focalizzare il pensiero sul messaggio in arrivo alla mente.

Mi  giro verso Elena che, tranquilla, ancora dorme; ascolto il suo respiro, il suo lieve russare, eppure qualcosa dentro di me mi dice che c’è qualcosa di diverso nell’aria. Poi, di colpo, afferro l’evento. E’ caduta la neve, eh si, deve essere questo che attutisce i rumori. In parte sollevato, mera venuto il dubbio che la mia sordità fosse peggiorata,  mi alzo, apro la persiana e …, il manto bianco ricopre tutto, saranno almeno 15 centimetri, cade a larghe falde, posandosi, soffice, sulla terra che già si sta risvegliando.

Non è la prima volta che l’inverno ci regala una visione fuori tempo, un colpo di coda sempre gradito, un evento che, in fondo, rallegra. Sveglio Elena che, uscendo dal torpore del sonno, mi guarda un po’ arrabbiata.

Che c’è, cosa è successo? Chiede smarrita. Non è nostra abitudine svegliarsi a vicenda, ognuno si alza da se anche perché, bene o male ci svegliamo alla stessa ora. Ha nevicato, dico, con enfasi. Ah si! Risponde, e a me che me frega! Lasciami dormire. Ma poi scende dal letto, viene alla finestra e, incredula, guarda il paesaggio rapita da tanto candore.

Stiamo un bel po’ a rimirare, felici, la neve che, copiosa e soffice, a larghe volute, svolazzando qua e la, si aggiunge al manto già alto. Di fronte a tanto candore, non solo i rumori cambiano di tono, anche i pensieri diventano leggeri. La mente stessa percepisce i problemi in modo meno drammatico, tutto sembra più facile, ogni cosa prende la sua giusta forma e si colloca al suo giusto posto. Sembra quasi che il candore riporti alla giusta dimensione la nostra esistenza ripulendola di ogni confusione, lasciandola linda come appena nata, ma non vuota, anzi … i pensieri si dipanano in trame ordinate come una matassa in mano a mani esperte.

Non avevo mai riflettuto in questi termini, d’altronde, che cada la neve d’inverno è cosa normale e tutto rientra nell’ordine degli eventi. La neve a Marzo è una rarità, esce dagli schemi mentali, dall’immaginario collettivo. Marzo è il mese del risveglio e si è più propensi a credere che tutto stia ricominciando, che la vita riprenda il suo potere. Eppure, la natura, a volte,  ci fa capire che non agisce a caso, che gli eventi sono tra loro correlati. Che quando c’è bisogno, uno strappo alla regola lo si deve fare, bisogna però sapersi regolare.

La neve a Marzo? Quando le primule e le viole fanno capolino? Eppure,  se si guarda l’evento dal lato giusto, lo si può comprendere. Le temperature troppo basse di questi giorni avrebbero potuto compromettere la fioritura, la neve, ricoprendole col suo manto, ha evitato che prendessero il gelo, salvandole.

Comunque sia, lo spettacolo vale il disagio anche per coloro che dovranno recarsi al lavoro. E a coloro che dovranno viaggiare dico solo di fare come un tempo facevano i contadini: statevene a casa, che il mondo non crolla se, per un giorno, mancate.


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