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foto con commenti poetici e quasi poesie
Il silenzio e il vuoto
post pubblicato in Racconti, il 8 settembre 2010

 Il silenzio è importantissimo!
A me piace molto ascoltare la natura senza l'interporsi di rumori estranei, aiuta a entrare nell'interiore di noi stessi.
Come si può capire se stessi se non ci si ascolta? e per ascoltarsi c'è bisogno di silenzio sia interno che esterno pertanto, ne consegue che il silenzio è pieno e non vuoto.

 Se ascoltiamo noi stessi o la natura, sentiamo tantissime cose.

Il vuoto è assenza di noi stessi, affinché si verifichi una situazione di vuotezza, bisogna "staccare la spina", ma per fare ciò, bisogna anche fare lo sforzo cosciente per creare il vuoto dentro e fuori. Questo non è negativo, anzi, ci aiuta a "rilassare" la mente e il corpo, pertanto, anche in questo caso, il vuoto è positivo. A meno che non ci si riferisca a un vuoto "naturale", ovvero, la mancanza totale dei sentimenti, ma questa è altra storia.


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La vita e la morte
post pubblicato in Racconti, il 26 maggio 2010


La morte, si sa, quando viene non guarda in faccia a nessuno; che una persona sia ricca o povera, buona o cattiva, gentile o sgarbata, sana o malata, per lei non fa nessuna differenza. Inutile inveire, lamentarsi, piangere ecc., perché, la morte, è nell’ordine delle cose. Di solito, quando muore qualche conoscente, al di la delle circostanze dell’evento, non vado mai oltre un senso di dispiacere, cosa che ritengo normale perché, come ho detto, tutti siamo destinati a morire.

Ha volte però, capita, che la persona sia come “quotidianità” e la sua mancanza mi mette una sorta di vuoto interiore, come se fosse venuto a mancare qualcosa di me. Non mi riferisco a persone amate, o di cui sono particolarmente legato affettivamente, ma di semplici conoscenti; persone che vedo tutti i giorni, che rientrano, se cosi si può dire, nell’orizzonte della vita.

L’evento è accaduto l’altra notte. La signora A…. di 89 anni, vicina di casa – tutte le mattine era una sorta di sveglia allegra – sempre sorridente, attiva, disponibile, incapace di dire no a nessuno, amante delle passeggiate che, tutti i giorni, faceva con le amiche – Lei era la più anziana – dopo un malore improvviso ci ha lasciato.

La signora, io la conoscevo poco , anche perché non sono originario di qui; oltre il saluto e qualche chiacchiera, generalmente sul tempo e sulla famiglia, non c’è mai stato niente di più. Eppure, quando la mattina seppi della sua morte, mi prese un “magone” da farmi quasi star male.

Fu come se qualcosa della mia vita si fosse sciolto al sole e non ci fosse più nessuna possibilità di ripristinarlo; come se, d’improvviso, qualcuno m’avesse rubato qualcosa a cui tenevo in modo particolare. Pur essendo, Ella, un “fiore appassito” dall’età, faceva parte di un “paesaggio a cui nessuno vorrebbe rinunciare perché legato a troppi avvenimenti della propria vita. Un fiore che nessuna morte potrà mai distruggere perché rimane indelebile dentro di noi.

È per questo che oggi, io, insofferente ad ogni sorta di riti, siano essi religiosi o laici, mi sono recato in chiesa per assistere al Suo funerale come ultimo saluto; anche se devo dire che non dimenticherò mai il Suo calmo incedere verso l’ultimo viaggio.   


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Nevicata marziana
post pubblicato in Racconti, il 10 marzo 2010

Mi sveglio al rumore attutito del motore della macchina che, a fatica, arranca per la salita, del rumore della pala che raschia sul selciato; rimango immobile, l’impressione che qualcosa è successo è forte, ma non riesco a focalizzare il pensiero sul messaggio in arrivo alla mente.

Mi  giro verso Elena che, tranquilla, ancora dorme; ascolto il suo respiro, il suo lieve russare, eppure qualcosa dentro di me mi dice che c’è qualcosa di diverso nell’aria. Poi, di colpo, afferro l’evento. E’ caduta la neve, eh si, deve essere questo che attutisce i rumori. In parte sollevato, mera venuto il dubbio che la mia sordità fosse peggiorata,  mi alzo, apro la persiana e …, il manto bianco ricopre tutto, saranno almeno 15 centimetri, cade a larghe falde, posandosi, soffice, sulla terra che già si sta risvegliando.

Non è la prima volta che l’inverno ci regala una visione fuori tempo, un colpo di coda sempre gradito, un evento che, in fondo, rallegra. Sveglio Elena che, uscendo dal torpore del sonno, mi guarda un po’ arrabbiata.

Che c’è, cosa è successo? Chiede smarrita. Non è nostra abitudine svegliarsi a vicenda, ognuno si alza da se anche perché, bene o male ci svegliamo alla stessa ora. Ha nevicato, dico, con enfasi. Ah si! Risponde, e a me che me frega! Lasciami dormire. Ma poi scende dal letto, viene alla finestra e, incredula, guarda il paesaggio rapita da tanto candore.

Stiamo un bel po’ a rimirare, felici, la neve che, copiosa e soffice, a larghe volute, svolazzando qua e la, si aggiunge al manto già alto. Di fronte a tanto candore, non solo i rumori cambiano di tono, anche i pensieri diventano leggeri. La mente stessa percepisce i problemi in modo meno drammatico, tutto sembra più facile, ogni cosa prende la sua giusta forma e si colloca al suo giusto posto. Sembra quasi che il candore riporti alla giusta dimensione la nostra esistenza ripulendola di ogni confusione, lasciandola linda come appena nata, ma non vuota, anzi … i pensieri si dipanano in trame ordinate come una matassa in mano a mani esperte.

Non avevo mai riflettuto in questi termini, d’altronde, che cada la neve d’inverno è cosa normale e tutto rientra nell’ordine degli eventi. La neve a Marzo è una rarità, esce dagli schemi mentali, dall’immaginario collettivo. Marzo è il mese del risveglio e si è più propensi a credere che tutto stia ricominciando, che la vita riprenda il suo potere. Eppure, la natura, a volte,  ci fa capire che non agisce a caso, che gli eventi sono tra loro correlati. Che quando c’è bisogno, uno strappo alla regola lo si deve fare, bisogna però sapersi regolare.

La neve a Marzo? Quando le primule e le viole fanno capolino? Eppure,  se si guarda l’evento dal lato giusto, lo si può comprendere. Le temperature troppo basse di questi giorni avrebbero potuto compromettere la fioritura, la neve, ricoprendole col suo manto, ha evitato che prendessero il gelo, salvandole.

Comunque sia, lo spettacolo vale il disagio anche per coloro che dovranno recarsi al lavoro. E a coloro che dovranno viaggiare dico solo di fare come un tempo facevano i contadini: statevene a casa, che il mondo non crolla se, per un giorno, mancate.


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Caos mentale
post pubblicato in Racconti, il 17 maggio 2009
Come fulmini passano, attraversando lo spazio della mente che, impotente, le osserva senza reagire.
Sono le parole, i pensieri, frasi spontanee create dalla stessa mente quando, sovraccarica, eccitata, perde il controllo di se stessa; nel movimento caotico delle parole, che, come in un circolo vizioso, si formano, si muovono, si fermano, riprendono, si combinano, si scombinano, in un continuo chiacchiericcio senza senso, la mente non riesce più ad opporsi, s'intasa, si blocca, incapace di mettere ordine in se stessa; poi, d'un tratto, tutto si riduce a poche parole, breve frase, che incomincia ad agitarsi, ruotando intorno, dentro, bloccando tutto il resto, continuando insistente, ancor più caotica, incontrollata, frullando la mente in un continuo crescendo, poi... di colpo, tutto tace.
La pace del vuoto, del silenzio assoluto, che subentra, da l'impressione d'essere sospesi in un'altra dimensione, al di fuori dello spazio, al di sopra d'ogni umana contesa; allora, senza apparente movimento, le parole ritornano, ordinate e tranquille, invadono allegre la mente che, senza sforzo, riprende il controllo di se stessa.
E' allora, dopo la tempesta caotica, che riesce a esprimere pensieri razionali, ordinati in forme e contenuti da lei scelti; abbinando le parole a sensazioni, emozioni, costruisce immagini che possono essere reali o immaginarie, concettuali o astratte.

 

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